• 27/10/2017 - Paola GENTILE 0 Commenti
    Quei sei problemi posturali che non pensavi di avere!

    Grandissima parte della popolazione e` affetta da problemi di postura ma non tutti purtroppo sanno di averne, svalutando l’entita` del problema o semplicemente non ricollegando i vari dolorini che ci affliggono ad un difetto posturale. 

    Ogni nostra abitudine quotidiana lascia un segno sul corpo! Per esempio, una persona che dedica molte ore al Pc, potrebbe assumere una postura del collo o della testa tendenti in avanti. Questo e` normalmente causato da un indebolimento dei muscoli del collo dovuto per l’appunto ad errate posizioni durante le ore lavorative e ad aggravare il quadro clinico, sono anche le scorrette posizioni durante il sonno o ore prolungate davanti alla televisione.

    A parte l’aspetto effettivamente poco estetico che può` causare questa postura, e` importante focalizzarsi sulla nostra salute e sulle ripercussioni che su tutto il nostro corpo. Nel corso del tempo, questi problemi posturali, posso avere delle grosse ripercussioni, causando una grande quantità di difetti strutturali che possono portare svariati dolori articolari della schiena ed una ridotta flessibilità` che potrebbe compromettere i muscoli e gravare sulla salute della colonna, dei fianchi, delle spalle e delle ginocchia.
    Ma non solo, una cattiva postura può` causare anche costrizione dei nervi. Questo perché` i nervi che si collegano alla colonna, vengono da ogni parte del corpo e quando sono stimolati, possono provocare dolore non solo alla schiena e al collo, ma anche in aree circostanti del corpo che non le sono fisicamente collegate.

    L’origine di tutto cio` , seppure paradossale, e` forza più grande e più importante: la forza di gravità. La vita di tutti gli esseri è una lotta continua ed incessante contro di essa. Possiamo prendere conoscenza degli sforzi che i viventi hanno fatto contro di essa dal momento in cui l’evoluzione della specie ha portato l’uomo ad evolversi in stazione eretta.

    Parliamo adesso delle posizioni errate più` comuni:

    -Collo e testa in avanti:
    Problema: Tutti i muscoli nella parte posteriore del collo risultano rigidi.
    Cosa puoi fare? Un pratico esercizio che dovrai praticare circa 10 volte al giorno: Muovi solo la testa flettendo il mento in basso verso lo sterno. Mantieni questa posizione per circa 5 secondi.

    -Spalle arrotondate
    Problema: Si manifesta con debolezza della parte centrale e inferiore del muscolo che si estende dalle spalle alla schiena, ossia il trapezio.
    Cosa puoi fare? Sdraiati sul pavimento a faccia in giu`, e con ciascun braccio forma un angolo di 90’
    Senza cambiare l’angolo del gomito, alza entrambe le braccia tirando le spalle indietro e comprimendo le scapole insieme. Puoi mantenere la posizione per cinque secondi, ripetendola per 2-3 serie di 12 ripetizioni al giorno.

    -Inclinazione pelvica anteriore
    Problema: I muscoli flessori dell’anca sono stretti
    Cosa puoi fare? Puoi inginocchiarti sul ginocchio sinistro, con il piede destro sul pavimento di fronte a te e il ginocchio destro piegato. Premi in avanti fino a quando senti contratto il fianco sinistro cercando di stringere i muscoli del sedere fino a sentire un leggero stiramento della parte anteriore dell’anca. Allunga verso l’alto il braccio sinistro e distendilo lungo il lato destro. Mantieni la posizione per un conteggio di 30 secondi e ripetine tre su ogni lato.

    -Dita dei piedi a martello
    Problema: Glutei deboli
    Cosa puoi fare? Sdraiati su un fianco con le ginocchia piegate di 90 gradi e i talloni uniti e vicini. Mantieni i fianchi ancorati, alza il ginocchio superiore verso l’alto, separando le ginocchia come una conchiglia. Fia una pausa di cinque secondi, quindi abbassa il ginocchio fino a portarlo nella posizione di partenza. Questa è una ripetizione. Esegui ogni giorno 2-3 serie di 12 ripetizioni per lato.

    -Piedi a papera
    Problema: muscoli obliqui e flessori dell’anca sono deboli.
    Cosa puoi fare? La correzione: sdraiati sulla schiena e stendi le gambe in alto con i piedi che spingono su una palla appoggiata al muro. Senza muovere la parte bassa della schiena, avvicina le ginocchia al busto, arrotolando la palla con i piedi verso il corpo, poi porta nuovamente la palla alla posizione di partenza. Questa è una ripetizione. Fai 2-3 serie, da 6 a 12 ripetizioni al giorno.

    -Una spalla più` alta dell’altra Il problema
    Problema: il muscolo sotto il petto (che parte dalle costole e passa per le scapole) è debole.
    Cosa puoi fare? La correzione: siediti con la schiena dritta su una sedia, tieni le braccia dritte lungo i fianchi, con i palmi delle mani rivolte verso il basso. Senza muovere le braccia, appoggia le mani sulla sedia e spingi verso il basso fino a quando i fianchi si sollevano dalla sedia e il busto si alza. Mantieni questa posizione per cinque secondi. Questa è una ripetizione, esegui 2-3 serie di 12 ripetizioni al giorno.

    Cosa puoi fare per valutare la tua postura?

    Indossa qualcosa di aderente e scatta un paio di fotografie del tuo corpo, sia frontalmente che di lato.
    Devi rilassare i muscoli e stare con la schiena dritta, con i piedi posti tra loro ad una distanza equivalente a quella delle tue spalle. Adesso prosegui con un’ attenta analisi obiettiva, provando a diagnosticare i tuoi problemi di postura.
    Guarda il tuo orecchio. Se è di fronte al punto medio della spalla, la testa è troppo in avanti.
    Riesci a vedere la tua scapola? Ciò significa che la schiena è troppo arrotondata.
    Se l’inclinazione dei fianchi e della tua pancia è in avanti (anche se non hai un filo di grasso nel tuo corpo), e la colonna vertebrale inferiore è ad arco in modo significativo, questo significa che hai un’inclinazione pelvica anteriore.
    Guarda le tue spalle. Uno non dovrebbe apparire più alta dell’altra.
    Controlla le tue rotule. Esse sono inclinate verso l’interno, facendo sì che le ginocchia si toccano quando le gambe sono dritte?
    Guarda se hai i piedi a papera. Le dita dei piedi saranno inclinate verso l’esterno di più di 10 gradi.
    Correggere i propri difetti posturali quando si è giovani è sicuramente di estremo aiuto per prevenire complicanze più gravi in futuro, ma non è mai troppo tardi per stare bene e ritrovare la salute.
    Prova queste procedure correttive e facci sapere nei commenti qui sotto come funzionano su di te!









    Questo articolo NON sostituisce in alcun modo un parere medico.
    Post a cura di Paola Gentile

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  • 13/10/2017 0 Commenti
    Grafico incidenza traumi sportivi

    Il rischio di lesione da sovraccarico, in questo caso praticando sport, aumenta in presenza di squilibri muscolo-scheletrici o dimorfismi come il piede piatto e cavo oppure le ginocchia valghe o vare. Quando il trauma e` appurato bisogna limitare o proteggere il movimento del segmento anatomico. Per tanto una corretta distribuzione delle pressioni sulla pianta del piede ci permette di prevenire patologie come: fascisti plantari, tendenti, metatarsalgie etc.

    E` di importantissimo quindi, sia per i soggetti che praticano sport in maniera agonistica e non, usare un plantare dinamico che normalizzi i movimenti e distribuisca il peso uniformemente.
    Che cosa stai aspettando??
    Prenota ore il tuo esame baropodometrico e ottieni anche tu il tuo plantare. Prevenire e` meglio che curare!

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  • 25/09/2017 0 Commenti
    Sport & Mal di schiena: Quale sport fare e quale evitare

    Mal di schiena e disturbi cervicali sono dei dolori che purtroppo ci affliggono almeno una volta nella vita e a riguardo ognuno ha la sua opinione. Ma Cosa dobbiamo fare per migliorare la nostra situazione e soprattutto, cosa dobbiamo evitare? 


    La questione si sintetizza al fatto che non esistono controindicazioni assolute, salvo casi particolari, di conseguenza la priorità assoluta e` rafforzare e stabilizzare la colonna vertebrale tramite appositi esercizi.

    Nel seguente articolo tratteremo solo quelle patologie che colpiscono la colonna in maniera lieve e non presentano situazioni di elevata gravita`. Nel caso si presentino patologie di grande importanza alla colonna, e` bene consultare prima un medico specialista.

    Sono dunque escluse

    – persone con scivolamenti vertebrali significativi (spondilolistesi)
    – persone con gravi ernie che danno segni neurologici
    – persone con stenosi del canale vertebrale
    – persone con esiti di interventi chirurgici alla colonna o instabilità vertebrali

    Quindi, dando per scontato che le patologia che affligge la tua colonna sia poco significativa, Iniziamo una carrellata di opinioni individuali e luoghi comuni:

    #Correre influisce sulla schiena:
    Spesso ci capita di sentire diverse raccomandazioni sulla corsa, se si hanno patologie alla colonna, e` opportuno evitare di correre per via delle eccessive sollecitazioni.
    E` vero?
    Non necessariamente! Studi recenti dimostrano come il 49% dei maratoneti presi a campionerei un’indagine, abbia confermato un miglioramento alla schiena dall’inizio dell’assidua attività` fisica, contro il 27% che ha rapportato il contrario.
    Nonostante sia evidente che correre, come del resto qualsiasi attività` sportiva, crei sollecitazioni ai dischi intervertebrali, non conferma il fatto che peggiori la situazione della colonna.
    in sostanza: La nostra colonna e` perfettamente in grado di reggere le stimolazioni della corsa qualora questa sia correttamente eseguita, ovvero integrata gradualmente da camminate veloci ed esercizi aerobici.

    #I Pesi fanno male alla schiena
    Una cosa che non dobbiamo mai scordare: La schiena e` fatta per sostenere il carico, di conseguenza e` più che logico, che evitare di sollevare carichi per evitare che la schiena ci faccia male può` innestare un circolo vizioso di indebolimento muscolare con conseguente dolore!
    L’incidenza del mal di schiena e` maggiore più` in persone che non praticano questo sport, rispetto a chi lo pratica! La nostra colonna, e` perfettamente in grado di sostenere un allenamento in palestra ben programmato.

    #Il nuovo fa bene alla schiena
    Abbiamo ampiamente trattato questo argomento nei nostri precedenti articoli che linkiamo a seguito per evitare spreco di tempo su questa infondata leggenda:
    Scoliosi e Nuoto: Non sempre e` la panacea e a volte può anche far male!


    #Il mal di schiena e la bicicletta
    Sue questo argomento ci sono moltissime ipotesi contrastanti. Uno studio del 2010 effettuato su più` di 1000 professionisti, ha rivelato che l’incidenza del dolore oscillava circa tra il 40% e il 42% degli intervistati. La spiegazione e` più semplice di quanto pensiamo; Quando andiamo in bici si tiene una posizione che va a sollecitare maggiormente i muscoli lombari. La problematica principale e` il fatto che questa posizione la si mantiene per diverse ore.
    Mentre nella corsa amatoriale difficilmente si superano i 60-70 minuti di corsa, i ciclisti non professionisti riescono a reggere tranquillamente dalle 2 alle 4 ore di attività.
    Sostanzialmente? I dati dicono che adottare una postura corretta può evitare il mal di schiena ma i lunghi percorsi effettuati in bici con regolarità ci espongono maggiormente all’incidenza di problemi anche con una colonna sana.

    PRE-CONCLUSIONE: NON EVITARE ATTIVITÀ A PRESCINDERE

    Come hai visto, non abbiamo dati certi per dire che la tale attività faccia male e che la tal altra faccia bene, in chi soffre di mal di schiena.
    Questo non significa assolutamente che se fino a ieri hai avuto mal di schiena durante la corsa, tu possa continuare tranquillamente solo perchè non è dimostrato che la corsa faccia male.
    Il concetto che devi portare a casa è: chiunque ti dica che “la tal attività non fa bene”, ti sta esprimendo nè più nè meno che la sua opinione.
    A meno che tu non abbia un caso veramente particolare (come quelli che ho citato prima), l’unico modo affidabile per capire se puoi fare una attività o meno è:

    1 cercare di mettere la colonna vertebrale nelle migliori condizioni muscolari possibili
    2 affrontare l’allenamento con gradualità
    3 controllare che impatto ha l’attività sul tuo dolore

    Evitare l’attività fisica non è una cura: prima cerca di curarti, poi vedi se davvero la tua colonna non regge.
    Allora, abbiamo detto che il primo passo fondamentale è cercare di curarsi, vale a dire cercare di mettere la colonna vertebrale nel miglior stato di salute possibile.
    Che cosa vuol dire?
    In buona sostanza, che i muscoli della tua colonna vertebrale devono avere la massima flessibilità a loro concessa, ed una buona forza ed efficienza: insomma, non devi avere rigidità indesiderate e debolezze muscolari.
    La tua strategia di riabilitazione della colonna dovrà essere organizzata in 3 punti:


    1 esercizi di mobilizzazione vertebrale, per ridurre le rigidità nelle articolazioni tra una vertebra e l’altra
    2 esercizi di allungamento muscolare, per ridurre le forze di compressione muscolare che gravano sulla colonna
    3 esercizi di rinforzo e stabilizzazione

    Quando avrai notato miglioramenti nell’eseguire questi esercizi, potrai cominciare (o ri-cominciare) gradualmente l’attività fisica desiderata.








    Questo articolo non sostituisce in alcun modo un parere medico


    Post a cura del Dott. Emanuele Aliotta

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  • 19/09/2017 0 Commenti
    Scoliosi e Nuoto: Non sempre e` la panacea e a volte può anche far male!

    Un lavoro dell'Istituto scientifico italiano colonna vertebrale (ISICO) evidenzia come in certi casi l'attività natatoria potrebbe persino peggiorare la situazione in pazienti affetti da scoliosi


    "Mi fa male il collo e ho l’unghia incarnita inoltre ho anche un po' di scoliosi: vai a fare nuoto che ti fa bene e passerà tutto". Una frase che, da più di vent’anni, si sente spesso nelle palestre e ahimè anche in alcuni studi medici. Negli ultimi anni però, grazie agli sforzi di alcuni ricercatori, tale convinzione sta iniziando a vacillare. Uno studio scientifico sviluppato dall'Istituto scientifico italiano colonna vertebrale (ISICO), intitolato “Swimming and Spinal Deformities: A Cross-Sectional Study”, presentato qualche anno fa all’ International Society for the Study of the Lumbar Spine a Chicago e pubblicato su “The Journal of Pediatrics” il 9 Dicembre del 2014, dimostra come l’attività natatoria, oltre a non essere la panacea di tutti i
    mali, potrebbe in alcuni casi peggiorare la situazione in pazienti affetti da scoliosi. 


    Lo studio ha confrontato un gruppo di 112 nuotatori a livello agonistico (nuoto praticato 4-5 volte a settimana) con una popolazione scolastica, maschile e femminile, di 217 studenti di pari età, che pratica sport in maniera amatoriale o non lo pratica affatto. In entrambi i casi sono stati misurati i gibbi, la cifosi e la lordosi ed è stato fornito ai ragazzi un questionario per rilevare la presenza di mal di schiena. 


    I risultati sono stati sorprendenti per gli agonisti, ma anche per gli amatori: i nuotatori, soprattutto le femmine, presentavano delle asimmetrie del tronco più accentuate ed erano ipercifotici, di conseguenza con una frequenza maggiore di dorsi curvi e mal di schiena. 


    E’ accertato che dal punto di vista posturale, il nuoto induce un collasso della schiena e allena soprattutto la
    muscolatura degli arti, essendo praticato in scarico, e non la schiena stessa. Quando si parla di agonismo poi, con carichi di lavoro di ore giornaliere il nuoto può addirittura indurre il mal di schiena. Per chi ha la scoliosi ormai si arriva a sconsigliare il nuoto, decisamente. Non c'è distinzione neanche tra i vari stili: la rana e il delfino possono aumentare il mal di schiena nei casi di spondilolistesi, nel caso cioè in cui le vertebre scivolino una sull'altra. Cosa fondamentale e da chiarire è che se si pratica il nuoto a livello amatoriale, e quindi come qualsiasi altro sport un paio di volte a settimana, non crea problemi. 


    Un altro mito che viene sfatato da altre ricerche, parallele e connesse a questa, condotte da Isico è che gli sport asimmetrici come il tennis inducano o peggiorino la scoliosi. Anche questa è un’affermazione non vera. La correlazione che c'è fra sport e mal di schiena è la quantità, e interessa sia chi ne fa troppo sia chi ne pratica troppo poco. L'ideale sarebbe, per i soggetti scoliotici, scegliere uno sport che venga praticato a livello amatoriale e che soprattutto venga praticato con gioia ed entusiasmo in quanto l’attività sportiva produce solo degli effetti positivi in chi la pratica, tenendo presente che attività molto mobilitanti della colonna (ginnastica artistica e ritmica, ad esempio) ci mettono più a rischio, soprattutto in casi di predisposizione naturale, mentre sport in carico (come la corsa) contribuiscono a rinforzarla perché ci costringono a vincere la forza di gravità. Per concludere da questo interessantissimo studio si evince come il nuoto non cura la scoliosi, non è una terapia specifica per la scoliosi, anzi in molti casi può rivelarsi negativo e rischia di indurre il mal di schiena.







    Post a cura del Dott. Roberto Morello 

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  • 04/09/2017 0 Commenti
    ​LA SINDROME DI SJӧGREN

    LA SINDROME DI SJӧGREN


    Epidemiologia
    La sindrome di Sjӧgren primitiva è una malattia che colpisce circa 16000 soggetti in tutta Italia, ha una prevalenza di 1 malato ogni 4000 abitanti (dato relativo all’anno 2008, rilevato in base all’esenzione 030 e fornito dagli Assessorati Regionali alla Sanità e centri epidemiologici, dove esistenti, sul territorio Nazionale.
    La malattia colpisce soprattutto le donne (9 a 1) ma può interessare persone di qualsiasi età con due picchi di incidenza da 20 a 30 anni e durante la menopausa 40-50 anni. La fascia pediatrica non è esente da questa patologia.

    Patologia
    La Sindrome di Sjӧgren (SS) è una malattia rara, autoimmune, sistematica e degenerativa, caratterizzata da infiltrazione linfocitaria delle ghiandole esocrine con conseguente xerostomia e xeroftalmia. Si distingue una forma primaria, in cui vengono colpiti vari organi (occhi, bocca, stomaco, pelle, organi genitali, esofago, pancreas e polmoni ecc.); possono essere aggrediti l’apparato osteo-articolare, cardiovascolare e respiratorio.
    La forma secondaria è associata ad altre malattie immunomediate, come l’Artrite Reumatoide (AR), il Lupus Eritematoso Sistemico (LES) o la Sclerosi Sistemica.
    La SS può potenzialmente interessare qualunque organo e apparato con manifestazioni cliniche pleomorfe.
    La malattia ha una predisposizione genetica e in presenza di fattori scatenanti quali: virali, batterici, ormonali o ambientali, la risposta immunitaria viene alterata e i linfociti, aggrediscono l’organismo.

    Ruolo della riabilitazione nella Sindrome di Sjogren
    Il progetto riabilitativo presuppone un’attenta valutazione della persona e del suo stato di salute da parte di un team multidisciplinare, secondo i criteri ICF.
    La disabilità in corso di Sindrome di Sjögren è il risultato dell’interazione tra fattori fisici, correlati alla patologia di base, fattori indipendenti dalla malattia, di tipo bio - psico-sociale (età, sesso, livello di istruzione, stato psicologico) e i fattori contestuali.
    Pochi studi supportano la riabilitazione, l’evidenza data dalla pratica fisioterapica interviene nei vari momenti terapeutici secondo le fasi e stadi della malattia.
    Prevenzione primaria
    Nella fase iniziale di malattia è importante una prevenzione primaria.
    Il progetto riabilitativo si sviluppa con indicazioni, informazioni specifiche di tipo comportamentale alla persona e approcci terapeutici individualizzati e/o in terapie di gruppo e domiciliari.
    Prevenzione secondaria
    La prevenzione secondaria si affianca alla fase di malattia caratterizzata dalle seguenti problematiche:
    -coinvolgimento extraghiandolare in fase iniziale
    -coinvolgimento polmonare
    -coinvolgimento muscolo-scheletrico
    -coinvolgimento neurologico (neuropatia periferica).
    Il progetto riabilitativo, nella fase secondaria previene e controlla le complicanze e i danni agli organi e le strutture muscolo-scheletriche coinvolte.
    Prevenzione terziaria
    La prevenzione terziaria interviene in presenza del coinvolgimento multi organo avanzato.
    Il progetto riabilitativo prevede programmi di gruppo e individualizzati, specifici per problemi valutati e monitorati nel tempo a livello dell’apparato muscolo-scheletrico, neuromuscolare e organicistico.

    Ruolo dell’infermiere nella Sindrome di Sjogren
    Il supporto assistenziale alla persona con Sindrome di Sjӧgren è necessario fin dal primo momento della presa in carico, come parte attiva alla terapia farmacologica e aiuto alle ADL, associato a momenti dedicati all’educazione e all’informazione.
    La persona deve essere aiutata nella presa in carico delle proprie responsabilità rispetto alla gestione farmacologica della patologia come prevenzione al peggioramento clinico.
    L’infermiere convalida, suggerisce, corregge e incentiva il percorso personale dell’assistito in un approccio di multidisciplinarietà in accordo alle altre figure professionali.

    Sindrome di Sjogren e Modello Mente-Corpo
    E’ dimostrato come la Sindrome di Sjogren è per la persona interessata condizione e causa di uno stress prolungato nel tempo che si accompagna ad ansia e depressione, supportato dal logorio mentale alimentato da frequenti pensieri negativi.
    La psicologia sostiene come dietro ad ogni malattia c’è sempre la persona con la sua storia di vita, densa di emozioni e immagini spesso “congelate” che generano sofferenza.
    L’obiettivo è trattare le persone da un punto di vista psicologico, affrontando insieme le loro emozioni, il lutto per un corpo malato, la vita sociale che diviene progressivamente sempre più ristretta e le relazioni familiari che nel tempo vengono fortemente danneggiate.

    Patient Engagement e nuovo ruolo del Paziente
    Per la maggior parte della storia, i pazienti sono stati destinatari passivi dell’assistenza medica, con scarso o nessun ruolo nella ricerca. Le persone coinvolte nella ricerca non erano tenute a dare il proprio consenso informato prima dell'adozione del Codice di Norimberga nel 1947. Da allora, il coinvolgimento della persona si è fortemente sviluppato e oggi vi sono numerose occasioni per partecipare come partner attivi nella definizione della ricerca e della sua priorità sia per quanto riguarda le domande che le soluzioni.
    Questi cambiamenti hanno portato al nuovo modello rappresentato dal Patient Engagement. Si tratta di un concetto che prevede il coinvolgimento e la partecipazione attiva della persona nelle decisioni sulla assistenza e sulla ricerca medica che lo riguardano. E’ un concetto strettamente affine alla medicina personalizzata, della quale rappresenta una premessa ed esprime l’impegno attivo della persona nei confronti dei fornitori di assistenza sanitaria per definire obiettivi, mantenersi sano, gestire le condizioni di malattia e seguire piani in grado di conservare la propria salute e benessere.

    Patient Engagement per la ricerca di nuove terapie farmacologiche per la Sindrome di Sjogren
    Il progresso scientifico degli ultimi decenni ha fornito informazioni senza precedenti sulle basi molecolari delle malattie e permesso di identificare un numero di bersagli biologici per i nuovi farmaci fino a pochi anni fa impensabile. Tuttavia la grande parte delle oltre 10.000 malattie oggi conosciute, delle quali 7.000 classificate come rare, compresa la Sindrome di Sjӧgren, non dispone a tutt’oggi di un trattamento adeguato.
    L’evoluzione della tecnologia farmaceutica ha consentito lo sviluppo delle prime applicazioni di terapia cellulare e genetica in fase di immissione nella pratica medica, offrendo nuove opportunità terapeutiche per la cura delle malattie e non solo interventi sintomatici o patogenetici.
    Lo sviluppo della tecnologia informatica rende progressivamente più facile valutare gli esiti dei farmaci nel contesto della pratica medica, attraverso l’analisi delle informazioni dei database sanitari ed inoltre rende possibile la ricerca realizzata dalla persona, attraverso tecnologie quali Apple ResearchKit, disponibile dal 2015.
    I dati raccolti sono quelli disponibili attraverso HealthKit (un insieme di applicazioni sulla salute sviluppate da Apple per iPhone) e da università e centri di ricerca. Essi raccolgono dati sull’esercizio fisico, peso corporeo, livelli di glucosio, abitudini alimentari, pressione arteriosa e in generale tutti i dati che si possono misurare attraverso i sensori dell’iPhone e dell’Apple Watch.
    Si tratta di una piattaforma aperta a tutti i ricercatori per realizzare e lanciare applicazioni rivolte alla attivazione di studi clinici. Ciò consente di ottenere un notevole risparmio di tempo nell’arruolamento, una maggiore frequenza nel monitoraggio dei dati raccolti in modo automatico e di quelli raccolti attraverso appositi questionari compilabili sull’iPhone con una migliore accuratezza dei dati stessi. Attualmente sono disponibili applicazioni realizzate per studi condotti su asma, tumore della mammella, malattie cardiovascolari, diabete, malattia di Parkinson, melanoma, epilessia, autismo.
    L’accoglienza da parte degli utenti di iPhone è stata favorevole: oltre 10.000 persone hanno scaricato l’applicazione della Stanford University nel primo giorno dopo il lancio e hanno dato il proprio consenso a partecipare allo studio. L’adesione è stata forte, gli scienziati californiani sostengono che gli studi tradizionali necessitano almeno di un anno di lavoro per raggiungere tali numeri.

    “NeuroSjogren: necessità di un approccio diagnostico condiviso”
    Non di rado nella pratica clinica, accade che alcuni sintomi riportati dai pazienti possano essere sottostimati per diverse ragioni. Lavorare con patologie di “confine” come la Sindrome di Sjӧgren, malattia infiammatoria cronica di natura autoimmune, in cui la collaborazione di diversi specialisti dovrebbe essere alla base di una buona riuscita sia nella presa in carico, ma soprattutto della cura del paziente, spesso espone al rischio di sottovalutare quei sintomi non di “stretta competenza” del professionista, favorendo in tal modo l’eventuale peggioramento di questi. In altre circostanze invece, può accadere che non si disponga di strumenti diagnostici adeguati sia alle caratteristiche cliniche della patologia presa in esame sia alla popolazione di riferimento. Tale problematica, nonostante si sia posto l’accento su quanto emerso durante l’anamnesi o in visita, fa si che il sintomo clinico non venga rilevato (e conseguente non sia trattato farmacologicamente e/o non sottoposto ad ulteriore parere) fino a che non si palesi una maggiore frequenza e intensità, tanto da dover ricorrere poi a terapie d’emergenza.
    Come già accennato, il rischio diventa maggiore quando ad “entrare in gioco” sono le varie comorbilità, frequenti nella Sindrome Sjӧgren (seppur riportate con estrema variabilità nella letteratura scientifica), e soprattutto quando si è agli esordi della patologia. Spesso una “deflessione del tono dell’umore”, uno “stato ansioso”, la “difficoltà a denominare correttamente degli oggetti”, il “non ricordare alcuni eventi”, l’insorgenza di “cefalea” o “dolori e pesantezza agli arti mai avvertiti in precedenza” possono esser interpretati come conseguenza di natura “reattiva” a quanto sta accadendo. Il paziente si trova infatti, a dover fare i conti con una situazione del tutto nuova che prevede un notevole impegno e dispendio di risorse, di tempo e di energie, e che in pochi casi, si tramuta nella necessità di dover effettuare diverse indagini strumentali per giungere ad una diagnosi non sempre chiara e tempestiva.
    Dover effettuare questo nuovo percorso, spesso intriso di difficoltà, è effettivamente fonte di disagio; l’ideale sarebbe disporre di strumenti diagnostici fini, in grado di rilevare e differenziare quanto questi nuovi sintomi siano effettivamente da ricondurre alle circostanze piuttosto che alla patologia stessa.
    Al contrario permetterebbe non solo di far luce sulla diagnosi ma di essere tempestivi nell’intervento per apportare notevoli benefici alla qualità di vita del paziente.
    Come già messo in evidenza, l’impiego di indagini strumentali non appropriate e rispondenti alle caratteristiche cliniche della popolazione affetta da sindrome dei Sjӧgren, ha comportato la sottostima di alcuni sintomi che invece segnalavano il coinvolgimento del sistema nervoso centrale.
    Prendendo in esame le funzioni cognitive diversi sono i casi di pazienti che, sottoposti a screening non selettivi ma di routine, sono risultati al di sopra dei cut off posti ad indicare una prestazione nella norma.
    Utilizzando però una Batteria neuropsicologica mirata, le varie performance (in particolare quelle inerenti le funzioni esecutive) sono drasticamente crollate al di sotto della media, confermando dunque quanto effettivamente riportato dal paziente stesso e palesando la necessità di provvedere con un trattamento farmacologico nonché un intervento mediante la pianificazione di un percorso di riabilitazione cognitiva.
    Consapevoli del fatto che ideare strumenti “patologia-specifici” sia piuttosto utopico, per quanto inizialmente oneroso, si dovrebbe fare lo sforzo di individuare tra i vari metodi di uso corrente (e in caso modificare in base alle esigenze) quelli che potrebbero effettivamente contribuire ad una migliore comprensione di quanto il paziente ci sta raccontando, ovviamente senza perder di vista quello che la lettura scientifica mette in evidenza circa la clinica della patologia in oggetto.
    L’obiettivo dovrebbe essere quello di delineare una sorta di “ gold standard” al quale sottoporre tutti i pazienti affetti dalla sindrome di Sjogren dal momento della prima diagnosi e non solo, che sia di supporto alla diagnosi precoce nonché differenziale, che permetta di monitorare l’evoluzione nel tempo del quadro clinico, e che conseguentemente guidi i vari professionisti coinvolti nella cura durante tutta la presa in carico.

    Per chi è affetto da questa grave malattia e richiede informazioni, chiami il numero verde 800896949 o invii una e-mail a: animass.sjogren@fastwebnet.it


    Dott.ssa Lucia Marotta
    Presidente dell’Associazione Nazionale
    A.N.I.Ma.S.S. ONLUS
    www.animass.org

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  • GAYSER SIGN
    08/08/2017 - Paola GENTILE 0 Commenti
    GAYSER SIGN: Rotture massive della cuffia dei rotatori.

    Il “gayser sign (segno del gayser)” è sintomo pressochè patognomico (cioè caratteristico in linguaggio medico), di rotture massive, ovvero molto ampie, della cuffia dei rotatori.Cosa succede? Prima un cenno anatomico. All’interno di ogni articolazione, quindi anche all’interno della spalla, è presente un liquido “lubrificante”, detto sinoviale. Questo è contenuto all’interno di un sacchetto che avvolge tutto, la capsula, paragonabile ad una sfera, che a sua volta è rinforzata al suo esterno da 4 tendini: la cuffia dei rotatori. Al di sopra la cuffia vi è un’altra articolazione, l’acromion-clavicolare, a sua volta avvolta dalla sua capsula, che ha una forma grosso modo cubica.Quando i tendini della cuffia si danneggiano gravemente, anche la porzione superiore della sfera si apre, la testa omerale tende a risalire verso l’alto, richiamata dall’azione del deltoide e danneggia la superficie inferiore del cubo di cui prima si parlava, ovvero il legamento acromion-clavicolare inferiore: a questo punto le due articolazioni diventano una sola, delimitate dalle superficii anteriori e posteriori di entrambe e dall’inferiore della sfera e la superiore del cubo, e il liquido sinoviale riempie tutto.Se per qualsiasi motivo, ma soprattutto per il consumo, si forma un cedimento del legamento acromion-clavicolare superiore, ovvero la faccia superiore del cubo di cui prima si parlava, si ha un effetto ad imbuto: il liquido viene spinto al di sopra del cubo, ed “erutta” al di sopra dello stesso, proprio come un gayser, e non riesce più a tornare indietro, accumulandosi.Ovviamente sarebbe un errore concettuale aspirare il liquido, si riformerebbe da li a poco, per motivi pressori: bisogna trattare il problema di base, ovvero la rottura massiva di cuffia.





    Post a cura del Dott. Massimo Cassarino

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  • La dorsalgia interscapolare di origine cervicale
    01/08/2017 0 Commenti
    La dorsalgia interscapolare di origine cervicale

    Introduzione

    Il dolore dorsale interscapolare rappresenta di sicuro la più comune forma di dorsalgia e nonostante sia percepita nella regione medio-dorsale, la maggior parte proviene da una patologia attribuibile agli ultimi tre segmenti del rachide cervicale. Il paziente solo eccezionalmente soffre di dolore al collo, e il dolore che è percepito tra le scapole sparisce con il trattamento cervicale adatto.


    Quadro clinico
    Il dolore è percepito tra le scapole, sia in un punto preciso paravertebrale (riferito di solito come sensazione di "chiodo"), sia in maniera più diffusa (talvolta anche intratoracica). L'inizio di questo dolore è spesso insidioso e può comparire in seguito al mantenimento di cattive posizioni durante l'attività lavorativa (tipico delle segretarie che devono tenere il collo in flessione per scrivere) o ,per esempio, durante il sonno ma anche in seguito a un traumatismo.

    Fattori di rischio
    Gli unici fattori di rischio imputabili nello sviluppo di tale quadro morboso sono le cattive posizioni tenute durante lo svolgimento dell'attività lavorativa, le cattive abitudini a letto (per esempio dormire con più cuscini o vedere la televisione per molto tempo da coricati), e ripetuti traumatismi, anche minimi, a livello del rachide cervicale basso (per es. pregressi colpi di frusta).

    Quando rivolgersi al medico
    Sicuramente quando il dolore diventa invalidante e cioè, è resistente ai normali antiinfiammatori o antidolorifici, influisce negativamente con lo svolgimento delle normali attività della vita quotidiana, dell'attività lavorativa e delle attività di tutti i giorni o quando influisce negativamente con la qualità del sonno e quindi del riposo.

    Diagnosi di dorsalgia
    E' essenzialmente clinica. Grazie ad un'attenta visita eseguita da un medico esperto in "medicina manuale ortopedica" (secondo la scuola francese di Robert Maigne e dell'ospedale Hotel Dieu di Parigi) si possono facilmente scoprire tutti i segni che che sono spia di una dorsalgia di origine cervicale. Le radiografie eseguite al rachide cervicale e dorsale sono anch'esse necessarie per escludere che vi possano essere altre problematiche maggiori che possano causare tale dolore.

    Trattamento
    Il trattamento è essenzialmente cervicale. La manipolazione cervicale (eseguita da un MEDICO), quando la situazione lo permette e quando è tecnicamente applicabile e quindi non vi siano controindicazioni e solo dopo una corretta diagnosi, è il trattamento di scelta. Essa può essere preceduta da mobilizzazioni progressive e da stiramenti trasversali dei muscoli paraspinosi.
    La manipolazione dev'essere precisa, dolce, non traumatica ed eseguita nella direzione opposta al dolore. Dopo un trattamento di tre sedute manipolative, ognuna a distanza di una settimana, si riesce ad avere la guarigione dai sintomi (a volte anche prima delle 3 canoniche sedute).

    Pericoli delle manipolazioni
    Per il trattamento di questi disturbi, come di quelli della colonna vertebrale in generale, attenzione a rivolgersi a figure come quelle di osteopati e chiropratici. La manipolazione vertebrale può essere eseguita SOLO DA UN MEDICO e deve essere eseguita solo dopo la formulazione di una diagnosi (atto esclusivo del medico) e dopo aver valutato, anche tramite la visione di radiografie, i rischi inerenti il trattamento manipolativo stesso.







    Post a cura del Dott. Roberto Morello. 

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  • Sindrome gambe senza riposo
    18/07/2017 - Paola 0 Commenti
    La sindrome delle gambe senza riposo: Consigli e suggerimenti su cosa fare e non fare.
    La sindrome delle gambe senza riposo (RLS, dall’inglese Restless Legs Syndrome) è un fastidiosissimo disturbo che provoca un’urgente e incontenibile necessita` di muovere le gambe, spesso accompagnato da sensazioni strane e spiacevoli che spesso chi ne e` affetto non riesce neanche a spiegare. Una volta mosse le gambe il fastidio si attenua scomparendo gradualmente, ci si sente riposati e le percezioni strane spariscono.

    COSA FARE

    Apparentemente, il movimento delle gambe sembra l'unico rimedio efficace per attenuare i sintomi della sindrome delle gambe senza riposo

    • Praticare massaggi alle gambe per rilassare i muscoli coinvolti
    • I malati di sindrome delle gambe senza riposo lamentano spesso un sonno scadente e non riposante. A tal proposito, si raccomanda l'igiene del sonno: dormire in un ambiente fresco e confortevole, andare a letto sempre alla stessa ora, non cenare con cibi pesanti, non andare a letto immediatamente dopo il pasto
    • I bagni in acqua calda possono in qualche modo alleviare il dolore delle gambe
    • Seguire corsi di meditazione e yoga, rimedi utili sia per ottenere un miglior controllo del proprio corpo, sia per rilassarsi
    • Praticare regolarmente sport ed esercizi di stretching
    • Alternare impacchi caldi e freddi sulle gambe: il calore e il freddo possono alleviare la percezione fastidiosa a livello degli arti
    • La supplementazione di generose dosi di acido folico e vitamina B12 durante la gravidanza aiuta ad alleviare il dolore a livello degli arti delle future madri affette dalla sindrome delle gambe senza riposo (oltre a prevenire la spina bifida nel nascituro).
    • Rivolgersi al medico fin dai primissimi sintomi, riferendo tutte le sensazioni percepite

    COSA NON  FARE 


    Assumere molti alimenti o bevande contenenti caffeina. Sembra che la riduzione del consumo di caffeina aiuti ad alleviare i sintomi della sindrome delle gambe senza riposo, almeno per alcuni pazienti. Gli alimenti ricchi di caffeina sono chiamati nervini: caffè, tè, cacao, cioccolato e bibite tipo cola (matè, noce di cola e guaranà) apportano caffeina in quantità variabili

    • Assumere alcolici: l'alcol aggrava i sintomi della sindrome delle gambe senza riposo
    • Fumare: il fumo può gravare pesantemente sul quadro clinico del paziente affetto dalla sindrome RLS.
    • Utilizzare farmaci antiepilettici/ansiolitici/oppioidi per lunghi periodi: un comportamento simile può persino aggravare i sintomi della sindrome delle gambe senza riposo

    COSA MANGIARE 


    Si raccomanda di seguire una dieta sana e bilanciata, ricca di frutta e verdure e priva di eccessi (soprattutto durante il pasto serale)
    Nessun cibo specifico può migliorare il quadro clinico del paziente affetto dalla sindrome delle gambe senza riposo
    Assumere alimenti che apportano ferro: anche la carenza di ferro nella dieta può predisporre il paziente alla sindrome delle gambe senza riposo. A tale proposito, si consigliano alimenti ricchi di ferro (anche se, in genere, è richiesta una supplementazione di ferro mediante integratori)

    COSA NON MANGIARE 


    Data la scarsa qualità del sonno di chi è colpito dalla sindrome delle gambe senza riposo, si raccomanda di evitare l'assunzione di cibi pesanti, ricchi di grassi e Carboidrati complessi prima di coricarsi. Una cena troppo abbondante potrebbe ostacolare l'addormentamento.
    Anche la somministrazione di alimenti ricchi in caffeina può ostacolare l'addormentamento: a tale scopo, si consiglia di ridurne il consumo, specie prima di coricarsi

    CURE E RIMEDI NATURALI 


    I rimedi naturali possono alleviare alcuni sintomi, senza tuttavia interagire direttamente sulla causa. Considerato che la sindrome delle gambe senza riposo riflette un disturbo del sonno, i pazienti affetti possono assumere tisane od infusi rilassanti, per favorire il rilassamento prima di coricarsi.

    • Valeriana (Valeriana officinalis) → proprietà ipnotiche, anticonvulsive, sedative del sistema nervoso centrale
    • Melissa (Melissa officinalis) → proprietà antispastiche, sedative
    • Passiflora (Passiflora incarnata L.) → proprietà ansiolitiche, sedative
    • Camomilla (Chamomilla recutita) → blande proprietà ansiolitiche e sedative
    • Iperico (Hypericum perforatum L.) → antidepressivo naturale: molti pazienti affetti dalla sindrome delle gambe senza riposo lamentano sintomi simili a depressione. In tal senso, l'iperico può esercitare discrete proprietà antidepressive. Porre particolare attenzione nella concomitante assunzione di iperico e farmaci: la droga naturale può interagire con principi attivi di sintesi, modificandone l'assorbimento. Consultare il medico.
    • Mucuna (Mucuna pruriens) → fonte naturale di L-DoPA, oltre ad essere particolarmente utile nel trattamento del morbo di Parkinson, potrebbe risultare particolarmente utile anche in caso di sindrome delle gambe senza riposo

    PREVENZIONE 


    Sembra che praticare tecniche di rilassamento muscolare possa in qualche modo prevenire l'insorgere della sindrome delle gambe senza riposo nei soggetti predisposti.
    La gravità della RLS può variare a seconda:
    • dell’entità dei sintomi e della loro frequenza,
    • della facilità con cui il movimento riesce ad alleviare i sintomi,
    • di quanto i sintomi disturbino il sonno.

    Una specifica forma di sindrome delle gambe senza riposo che compare prima dei 45 anni tende ad essere ereditaria, può addirittura presentarsi già durante l’infanzia e, una volta comparsa, di solito continua per tutta la vita. Con il tempo i sintomi peggiorano gradualmente e tendono a presentarsi con sempre maggior frequenza. Se la forma della sindrome è lieve, si possono avere lunghi periodi liberi da sintomi.
    Un’altra forma inizia più tardi, dopo i 45 anni, e di norma non manifesta componenti ereditarie. Questo tipo di sindrome delle gambe senza riposo tende a comparire all’improvviso e i suoi sintomi di norma non peggiorano con il passare del tempo.

    La sindrome può essere scatenata da determinati disturbi, patologie e farmaci. Ad esempio sembra connessa a
    • insufficienza renale,
    • morbo di Parkinson,
    • diabete,
    • artrite reumatoide,
    • gravidanza,
    • carenza di ferro.
    Se  provocata da uno di questi fattori di solito i sintomi compaiono improvvisamente.
    Le malattie o i farmaci spesso causano o fanno peggiorare la forma di RLS a insorgenza tardiva.








    Questo articolo NON sostituisce in alcun modo un parere medico. 

    Post a cura di Paola Gentile 

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  • Sciatalgia
    10/07/2017 - paola GENTILE 0 Commenti
    Sciatalgia: Cos'e` l' infiammazione del nervo sciatico?

    La sciatalgia (o sciatica) è un dolore causato dall’infiammazione del nervo sciatico. Dolore che parte dalla schiena e si irradia verso le natiche e le gambe. Il nervo sciatico è il più lungo e voluminoso del nostro corpo e la sciatalgia, appunto, dipende da una sua lesione o compressione.


    CAUSE:

    Sono diverse, in generale la sciatalgia è frutto di una compressione dei nervi lombari o sacrali, oppure di una lesione/infiammazione del nervo sciatico.

    Dolore che parte dalla schiena e si irradia verso le natiche e le gambe. Il nervo sciatico è il più lungo e voluminoso del nostro corpo e la sciatalgia, appunto, dipende da una sua lesione o compressione. La più comune causa di sciatica è la compressione, con effetti irritativi, di uno o più dei nervi spinali che costituiscono il nervo sciatico o del nervo sciatico stesso. A provocare tale compressione può essere:

    • Un'ernia del disco spinale. Responsabile di un buon 15% dei casi di sciatica, ne rappresenta la causa principale;
    • Una discopatia degenerativa con sede tra il tratto lombare e quello sacrale della colonna vertebrale. In medicina, il termine discopatia indica una generica alterazione del disco intervertebrale;
    • Una stenosi vertebrale con sede tra il tratto lombare e quello sacrale della colonna (vertebrale). Per stenosi vertebrale, i medici intendono il restringimento patologico di una porzione del canale vertebrale; noto anche come canale spinale, quest'ultimo è il condotto della colonna vertebrale entro cui risiede il midollo spinale, una delle componenti fondamentali (l'altra è l'encefalo) del sistema nervoso centrale;
    • Una stenosi foraminale con sede tra il tratto lombare e quello sacrale della colonna vertebrale. Per stenosi foraminale, i medici intendono il restringimento dei piccoli canali attraverso cui scorrono le radici dei nervi spinali.
    • Una spondilolistesi con sede tra il tratto lombare e quello sacrale della colonna vertebrale. La spondilolistesi è una patologia della colonna vertebrale, caratterizzata dallo scivolamento di una vertebra sull'altra.
    • La sindrome del piriforme. Con sindrome del piriforme, i medici identificano l'insieme di sintomi che scaturiscono dalla compressione e dall'irritazione del nervo sciatico, da parte del muscolo piriforme.In genere, il muscolo piriforme determina la compressione irritativa del nervo sciatico, dopo aver subìto un trauma o una contrattura;
    • Un tumore spinale con sede tra il tratto lombare e quello sacrale della colonna vertebrale. In queste rare circostanze, la compressione dei nervi spinali che formano il nervo sciatico è frutto dell'effetto massa del tumore: ingrandendosi, la neoplasia può spingere sulle radici dei nervi spinali o sulle porzioni appena successive alle radici, pregiudicandone la funzione o la normale anatomia.



    FATTORI DI RISCHIO

    In genere, nell'elenco dei fattori di rischio della sciatica, medici ed esperti includono:
    • L'età avanzata. L'invecchiamento del corpo umano comporta un mutamento nella forma della colonna vertebrale. In alcuni frangenti, questo mutamento è così profondo che la colonna vertebrale risulta predisposta all'ernia del disco;
    • L'obesità. Un eccessivo peso corporeo può rappresentare uno stress esagerato per la colonna vertebrale, la quale può mutare la propria anatomia e quella dei nervi spinali collegati;
    • Le attività lavorative durante le quali è frequente sollevare pesi o torcere la schiena. Diversi studi statistici hanno evidenziato che chi svolge questo genere di lavori è particolarmente soggetto alla sciatica.Tuttavia, è doveroso precisare che, per il momento, non esiste alcuna spiegazione medico-scientifica al legame consequenziale tra le suddette attività lavorative e la comparsa della sciatica;
    • Il diabete. Questa malattia metabolica può avere svariate complicanze, tra cui la cosiddetta neuropatia diabetica. La neuropatia diabetica è una forma di neuropatia periferica, in cui ha luogo un deterioramento dei nervi periferici, come per esempio il nervo sciatico;
    • La sedentarietà. Il confronto tra chi conduce una vita sedentaria e chi, invece, conduce una vita attiva, ha dimostrato che i primi sono più soggetti alla sciatica, rispetto ai secondi;
    • I traumi diretti alle natiche, alle cosce o alle gambe. C'è il rischio che un trauma di forte entità rechi danno al nervo sciatico; spesso, i traumi che determinano un danno al nervo sciatico sono associati anche a fratture ossee;
    • L'artrite. L'infiammazione delle articolazioni della colonna vertebrale modifica l'anatomia di quest'ultima. Le modifiche anatomiche della colonna vertebrale predispongono alla compressione delle radici dei nervi spinali, compresi quei nervi da cui deriva il nervo sciatico;
    • Le patologie del rachide, come per esempio la stenosi vertebrale, la stenosi foraminale, la spondilolistesi ecc.
    • Gli interventi di protesi d'anca. Fortunatamente, la lesione involontaria del nervo sciatico rientra nell'elenco delle complicanze meno comuni delle suddette operazioni.

    SINTOMI 

    Il primo è il dolore (può essere lieve, bruciante, penetrante, acuto) che di solito colpisce solo un lato del corpo e dalla parte bassa della schiena s’irradia sulla parte posteriore, a volte laterale, della coscia, passando per l’anca e arrivando fin dietro la gamba o il piede. Spesso si manifesta dopo aver effettuato degli sforzi, dopo colpi di tosse o starnuti. Anche lo stress e l’ansia influiscono negativamente sulla sciatalgia. Può manifestarsi anche sottoforma di formicolio o alterazione della sensibilità alle gambe. In generale chi soffre di sciatalgia avverte: mal di schiena, difficoltà nel movimento, incontinenza, indebolimento muscolare. Spesso a soffrirne sono le donne durante la gravidanza a causa della compressione dell’utero sul nervo sciatico.


    ALTRI SINTOMI
    Nel stesso arto inferiore in cui causa dolore, la sciatica può provocare anche: formicolio, debolezza muscolare, intorpidimento paragonabile a un'alterazione della sensibilità cutanea e difficoltà di controllo motorio.
    In genere, è raro che il dolore e i sopraccitati sintomi localizzino tutti nello stesso punto: più spesso, infatti, i pazienti avvertono la sensazione dolorosa in un punto (es: gluteo), il formicolio in un altro (es: coscia), la debolezza muscolare in un altro ancora (es: gamba) e così via.


    TERAPIA CONSERVATIVA

    Una soluzione per alleviare il dolore può` essere un corsetto semirigido che sostiene l'addome evitando lo schiacciamento del disco intervertebrale che, sottoposto ad alte pressioni soprattutto quando ci pieghiamo, può debordare andando ad irritare le fibre nervose del midollo spinale. 









    Questo articolo non sostituisce il parere medico.  E` opportuno pertanto consultarsi con uno specialista.



    Post a cura di Paola Gentile 


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  • 30/06/2017 0 Commenti
    La sindrome del tunnel carpale.

    Oggi tratteremo una patologia piuttosto comune che affligge di più` generalmente le donne, stiamo parlando della sindrome del tunnel carpale. Il tunnel carpale, non e` altro che un disturbo da compressione nervosa , che causa dolore, senso di intorpidimento e formicolio al polso, alla mano e alle dita.Le cause da sindrome di tunnel possono essere differenti, infatti è raramente una sola ma il risultato di una combinazione di diverse circostanze.

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  • 26/06/2017 - paOLA GENTILE 0 Commenti
    Congresso Caltagirone: Riabilitazione Calatina, 17 Giugno 2017

    Congresso Caltagirone: Riabilitazione Calatina, 17 Giugno 2017. Ci teniamo a ringraziare tutta la meravigliosa equipe di medici, a tutti i coloro che partecipano assiduamente a questi eventi di crescita. Ci rende onore avere a che fare con l'eccellenza nel panorama medico siciliano e da poco anche maltese. Un ringraziamento particolare, a tutto lo Staff del Centro Ortopedico Aliotta che e` ormai diventato una grande famiglia! #bigfamily #workout #events #stayinformed

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  • ALLUCE VALGO
    07/06/2017 - PAOLA GENTILE 0 Commenti
    Alluce Valgo: Prevenzione e benessere

    L’alluce valgo è una deformità del primo dito del piede, caratterizzata dalla deviazione all’interno del primo osso metatarsale e all’esterno del primo dito, che crea un’angolazione patologica dell’alluce con arrossamento ed infiammazione a livello della testa del 1°metatarso.


    La continua presenza di dolore e` il sintomo principale dell'alluce valgo e comunica un cambiamento nell'anatomia del piede. La deformità` dito e` tangibile e visibile, e` in quanto la deviazione laterale, a livello dell'attaccatura del dito forma la cosiddetta "cipolla", una protuberanza che indica un'infiammazione molto dolorosa (borsite), che tende a peggiorare con lo sfregamento della scarpa. Questa patologia, tende progressivamente a peggiorare iniziando con l'alluce rivolto verso il secondo dito, fino a determinare il disallineamento effettivo delle ossa del piede. E` sempre consigliato, dunque, chiedere parere al medico per valutarne la gravita` e i trattamenti da seguire.

    La deformita` interessa la prima articolazione metatarso-falangea, che si presenta dolente e gonfia. Spesso quindi oltre alle visibili alterazioni del piede, sin incorre ad una vera e propria limitazione funzionale, che va a compromettere la dinamica del piede. A livello della protuberanza ossea, la cute presenta arrossamento. Questi disturbi, possono interessare anche le dita vicine in alcuni casi, come quando l'alluce risulta sovrapposto al secondo dito del piede. Una parte delle persone affette da questo disturbo, non avverte i sintomi nelle fasi inizialima progressivamente quando questo tende a peggiorare, specie se si indossano calzature che non si adattano correttamente al piede come scarpe con la punta stretta e/o con il tacco alto.

    Quando i sintomi dell'alluce valgo compaiono, possono includere:
    • Dolore nella zona interessata, anche a riposo;
    • Arrossamento, intorpidimento e gonfiore;
    • Ispessimento della pelle, che appare dura e callosa;
    • Modifiche alla forma complessiva del piede;
    • Difficoltà a camminare (a causa del dolore).

    CONSEGUENZE


    In molti casi le conseguenze di un alluce valgo non curato possono condurre a un aggravamento della sintomatologia dolorosa e ad altri problemi anche più importanti. Il cattivo appoggio del piede porta a veri e propri squilibri posturali che possono essere all’origine di problemi a carico di altre articolazioni soprastanti (caviglia, ginocchio, anca, colonna):


    • Degenerazione articolare e borsite
    • Metatarsalgie;
    • Deformità e lussazioni delle dita. 
    • Conseguenze posturali 
    • Tendenza al ginocchio valgo, con dolore della faccetta rotulea interna del ginocchio;
    • Rigidità delle anche;
    • Accentuazione della curva lombare, associata a lombalgia cronica.

    Chiunque può essere affetto da alluce valgo, ma solitamente è più comune nel sesso femminile. Il disturbo tende a comparire, con maggiore incidenza, in età matura o senile e la sua comparsa può` avvenire per svariati fattori:

    • Fattori congeniti: le persone che presentano alterazioni del piede presenti dalla nascita (esempio: piedi piatti) hanno più probabilità di sviluppare l'alluce valgo nell'età dell'accrescimento. Esisterebbero, inoltre, alcuni fattori predisponenti connessi ad un'anamnesi familiare positiva (ereditarietà), soprattutto nei casi di alluce valgo giovanile.
    • Fattori  secondari: per le forme rachitiche, traumatiche, infiammatorie ecc. la responsabilità può essere attribuita soprattutto a modelli di calzatura inadeguati alla fisiologia del piede, come ad esempio scarpe con punta stretta, troppo piccole o col tacco alto. Le scarpe che non si adattano adeguatamente costringono l'alluce in una posizione non naturale e non assecondano la corretta pronazione del piede. Anche alcune patologie, come l'artrite reumatoide e la gotta, possono essere responsabili dell'insorgenza dell'alluce valgo. Diverse altre condizioni rendono vulnerabili allo sviluppo del disturbo, come la lunghezza del primo metatarso, l'ipermobilità dell'articolazione metatarsale, il basso tono muscolare, alcunemalattie neuromuscolari e del tessuto connettivo (come la sindrome di Marfan).

    DIAGNOSI


    L'osservazione è più che sufficiente per diagnosticare l'alluce valgo, in quanto questo è abbastanza evidente sul lato del piede o alla base dell'alluce. La valutazione clinica, si avvale dell'esame baropodometrico, che permette di misurare in posizione statica e dinamica la distribuzione dei carichi sul piede e il grado di compromissione dell'alluce. Il medico può procedere con una radiografia (in posizione sotto carico) per avere un'indicazione sul grado della deformità e per valutare i cambiamenti che si sono verificati a carico del piede. Questa indagine consente anche di determinare l'angolo tra l'alluce e il piede:il disturbo si definisce propriamente, infatti, quando l'angolo tra il primo e il secondo osso metatarsale, è superiore a 8° (o a 9° secondo altri autori). L'alluce valgo tende a peggiorare progressivamente nel tempo, quindi una volta definita la portata dell'alterazione, il medico può sviluppare un protocollo di trattamento adatto alle esigenze del paziente.

    TRATTAMENTO CONSERVATIVO


    Il trattamento conservativo dell'alluce valgo si avvale di misure per alleviare la sintomatologia a carico del piede, che tuttavia non sono in grado di far regredire la deformità stessa o di migliorare l'aspetto estetico del piede. Si può alleviare la situazione prendendo delle semplici misure cautelative:

    • Evitare le attività che costringono a stare in piedi per lunghi periodi di tempo.
    • Impacchi di ghiaccio: l'applicazione di un impacco di ghiaccio più volte al giorno sulla zona interessata può fornire sollievo dal dolore ed aiuta a ridurre l'infiammazione.
    • Scegliere calzature adeguate: la scarpa migliore da indossare riprende la forma naturale dell'arco plantare, fornendo sostegno, protezione dagli urti e contenimento del piede. La suola dovrebbe adattarsi comodamente al tallone e la parte anteriore dovrebbe essere sufficientemente spaziosa e flessibile per accogliere la punta del piede ed assecondarne i movimenti (come la maggior parte delle calzature sportive). Il tacco non dovrebbe superare i 4-5 cm, poichè i tacchi eccessivamente alti costringono il piede ad una posizione innaturale, accorciando il tendine di Achille e destabilizzando la ripartizione del peso sul piede.
    • Plantari: sono dispositivi collocati dentro le scarpe, che aiutano a riallineare le ossa del piede e per questo, è importante che si adattino correttamente. Il plantare consente di evitare un sovraccarico della parte anteriore del piede e aiuta a minimizzare la sintomatologia dolorosa. Sono disponibili anche distanziali per evitare l'attrito tra le dita, cuscinetti adesivi e speciali stecche per la correzione dell'articolazione e per raddrizzare l'allineamento dell'alluce. Tuttavia, è importante segnalare che non esistono prove di efficacia relative all'utilizzo di questi dispositivi nel lungo termine.
    • Ortesi su misura: in alcuni casi, possono essere consigliate ortesi personalizzate per supportare il piede e la caviglia.
    • Trattamenti fisioterapici: possono contribuire a ridurre i sintomi e alcuni esercizi attivi possano attenuare il dolore.
    • Farmaci: possono essere indicati farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) per via orale, come il paracetamolo o l'ibuprofene, per ridurre il dolore e l'infiammazione.
    • Terapia iniettiva: anche se raramente utilizzate nel trattamento dell'alluce valgo, le iniezioni di corticosteroidi possono essere utili nel trattamento dell'infiammazione.

    Se i sintomi sono gravi ed i trattamenti convenzionali non sono efficaci, può essere considerata la chirurgia. Il tipo di intervento chirurgico utilizzato dipenderà dal livello di deformazione, dalla gravità dei sintomi, dall'età del paziente e dalla presenza di altre condizioni mediche associate.

    COMPLICAZIONI 


    L'alluce valgo può peggiorare se non trattato e può indurre ulteriori disturbi, come ad esempio l'artrite a livello delle articolazioni dell'alluce o la deformità del secondo dito del piede, spinto fuori sede. Le complicanze possono anche derivare da un intervento chirurgico correttivo. La chirurgia è in genere efficace (nell'85% dei casi migliora i sintomi), ma si associa ad alcune complicanze, che possono includere:

    • Infezione;
    • Rigidità delle articolazioni delle dita dei piedi;
    • Guarigione dell'osso in posizione errata;
    • Ispessimento del tessuto cicatriziale;
    • Recidiva dell'alluce valgo, con necessità di un ulteriore intervento chirurgico.

    PREVENZIONE 


    Il modo migliore per ridurre la probabilità di sviluppare l'alluce valgo consiste nell'indossare scarpe che calzino in modo comodo e funzionale: è necessario assicurarsi che siano della dimensione corretta e che lascino abbastanza spazio per consentire alle dita dei piedi di muoversi liberamente.





    Post a cura di Paola Gentile 





    I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico

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  • Rizoartrosi
    05/06/2017 - Paola Gentile 0 Commenti
    Rizoartrosi: i sintomi, la cause e il trattamento

    L’ Artrosi del pollice”  o Rizoartrosi, nello specifico , è l’artrosi che colpisce l’articolazione trapezio-metacarpale della mano che si trova alla base del pollice. Questa consiste nella degenerazione della cartilagine articolare (la cartilagine si consuma e le ossa si sfregano fra loro) portando ad una graduale compromissione del movimento delle ossa con un significativo e progressivo aumento del dolore nella zona interessata.


    Il dolore è localizzato nella parte bassa del pollice e quest’ultimo e` veramente limitante.Il dolore impedisce al paziente colpito dalla patologia, il normale svolgimento della vita quotidiana, non riuscendo a fare prese e le pinze con il pollice e l’indice (ad esempio il gesto di girare la chiave nella porta oppure tenere un oggetto tra il pollice e l’indice).
    Con il passare del tempo, il dolore degenera aumentando di di intensità soprattutto durante lo svolgimento di movimenti consuetudinari con la mano e gradualmente inizia a manifestarsi anche quando la mano è a riposo.
    Esiste anche la variante bilaterale, detta appunto rizoartrosi bilaterale, che colpisce entrambe le mani con la stessa sintomatologia.
    Altre patologie che colpiscono le dita della mano sono: dito a martello, dito a scatto e il pollice dello sciatore.

    LE CAUSE

    La patologia della rizoartrosi può dipendere da diversi fattori:

    – Fattori genetici;
    – Fattori sessuali: Manifestazioni più` significative soprattutto nelle donne;
    – Fattori etnici: i pazienti colpiti sono maggiormente di origine caucasica;
    – Fattori di eta`: invecchiamento che porta ad un graduale logoramento della cartilagine;

    – In seguito ad una lesione traumatica alla mano;
    – Lesioni dell’articolazione trapezio-metacarpale;
    – Osteoartrite.


    SINTOMI FREQUENTI

    L’artrosi del pollice si manifesta attraverso i sintomi comuni dell’artrosi:
    – Dolore: si accentua con il movimento e si riduce con il riposo. Con il peggioramento della malattia può manifestarsi anche durante il riposo;
    – Limitazione funzionale delle dita a causa del dolore intenso;
    – Gonfiore del pollice;
    – Sporgenza alla base del pollice;
    – Diminuzione della forza.

    TRATTAMENTO CONSERVATIVO

    La diagnosi della patologia viene effettuata da uno specialista in chirurgia della mano che, a seconda della gravità del caso può suggerire al paziente un trattamento conservativo o chirurgico:
    E` consigliato quando i sintomi sono lievi e prevede la somministrazione di antinfiammatori, laser terapia, ultrasuoni, infiltrazioni.
    Immobilizzazione del pollice mediante tutore rigido:Tale ortesi deve essere indossata dal paziente tutto il giorno per un tempo che varia tra i 15 giorni ed 1 mese. Va ricordato che lo scopo è quello di mettere a riposo le strutture, per cui è vietato continuare ad usare la mano con l’ortesi indossata. Molte donne infatti impossibilitate a stare ferme, tendono a continuare a cucinare e tenere in mano padelle, con l’ortesi, determinando un affaticamento della strutture circostanti oltre ad un reclutamento della muscolatura e dei tendini.










    Post a cura di Paola Gentile 




    I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico

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  • 23/05/2017 - Paola 0 Commenti
    Congresso- Riabilitazione Calatina 2017:Nuovi Orizzonti in Riabilitazione Neurologica, Psichiatrica e Ortopedica.


    Siamo Lieti di invitarvi al nostro prossimo congresso ECM Riabilitazione Calatina 2017: Nuovi Orizzonti in Riabilitazione Neurologica, Psichiatrica e Ortopedica che si terra` in data 17 Giugno 2017 alle ore 08:30,  presso Hotel Nh Villa San Mauro, Caltagirone (CT)

    Il Congresso e` gratuito, e rilascerà 5.6 crediti ECM. 

    Le iscrizioni dovranno pervenire entro e non oltre il 7 Giugno 2017 al seguente indirizzo: assoidea@gmail.com

    Per ricevere più` informazioni o per ricevere la scheda di iscrizione, Contattaci


    Razionale Scientifico

    Le malattie Neurologiche, Psichiatriche ed Ortopediche rappresentano la causa più frequente di disabilità motoria e cognitiva nella popolazione.


    La compromissione funzionale coinvolge, con livelli diversi di gravità, le capacità motorie e di comunicazione, la deglutizione ed il controllo sfinterico, la memoria, l’attenzione e l’orientamento spazio temporale.

    Oltre alla perdita della salute e del benessere psicofisico,vengono compromesse la capacità di auto- determinazione, la tenuta delle relazioni personali e delle risorse economiche.

    Il convegno ha l’obiettivo di delineare, sulla base delle evidenze scientifiche e della consolidata esperienza dei relatori, il percorso riabilitativo specialistico di questi pazienti, percorso che comprende la valutazione ed il trattamento dei deficit funzionali, del supporto familiare e la continuità assistenziale, indispensabile a garantire il rientro a domicilio o in struttura protetta.

    Il Congresso è destinato alle seguenti figure professionali: Medico Chirurgo ( Discipline: Medicina Fisica e Riabilitazione,Ortopedia, Neurologia, Reumatologia, Radiologia,Psichiatria, Endocrinologia, Malattie Metaboliche e diabetologia, Chirurgia generale, Malattie infettive, Anestesia e Rianimazione, Urologia, Medicina dello Sport, Ematologia, Neuropsichiatria infantile, Geriatria, Pediatria,Cardiologia,Medicina Generale,Organizzazione dei Servizi Sanitari); Psicologo, Psicoterapeuta, Infermiere, Fisioterapista,Terapista Occupazionale e Logopedista,Tecnico di neurofisopatologia,Tecnico ortopedico, Assistente sociale.

    Si ricorda che avranno diritto ai crediti ECM solo gli iscritti che saranno presenti per l’intera durata dell’evento ed avranno compilato con successo gli appositi questionari che verranno consegnati in sede congressuale.



    Paola Gentile 

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  • I Bambini lo zaino pesante e la Scoliosi
    22/05/2017 - Paola Gentile 0 Commenti
    I bambini e la scoliosi: I miti da sfatare

    Oggi sfateremo alcuni dei miti più` in voga negli ultimi anni per quanto riguarda i bambini e la scoliosi. 


    Se il bambino ha mal di schiena, non necessariamente e` colpa dello zaino, lo affermano i pediatri dell’ ospedale Bambin Gesu` di Roma secondo cui non sarebbe nemmeno colpa della scorretta postura che si assume durante il giorno ma che in realtà non esiste una postura corretta! Ne esiste una che favorisce la concentrazione e l’attenzione per cui, diventa inutile invitare il bambino a stare fermo e dritto. Piuttosto e` meglio per la salute della colonna vertebrale modificare frequentemente la posizione mentre si e` seduti, cercando di distribuire il peso su entrambe le spalle senza poggiare la testa sul braccio. Spalle dritte quanto più possibile, invece, quando il bambino sta in piedi cercando di poggiarsi correttamente sul bacino, evitando che ci sia una scorretta distribuzione del peso.

    Una cattiva postura, e` spesso collegata alla scoliosi. Anche questo e` un mito da sfatare!

    La scoliosi si presenta come una deviazione laterale, permanente, della colonna vertebrale associata alla rotazione delle vertebre che manifestano circa 2 bambini su 100. Nella scoliosi sono le singole vertebre incluse nella curva scoliotica ad essere deformate. La postura sbagliata può invece determinare modificazioni di tipo posturale, il cosiddetto atteggiamento scoliotico, un’alterazione della colonna vertebrale senza segni di strutturazione, ossia senza segni di malattia della colonna vertebrale. L’alterazione si manifesta spesso con la tendenza a portare le spalle in avanti curvando il dorso (la cosiddetta ipercifosi posturale). Una volta eliminato lo stimolo di assumere quella certa posizione scorretta, le alterazioni si annullano. E` dunque sempre consigliabile che i bambini conducano attività` fisica come la ginnastica posturale.


    Ma come possiamo capire se il bambino e` affetto da scoliosi o se adotta una postura scorretta?

    Per diagnosticare alterazioni della colonna, come la scoliosi, si possono effettuare esame diagnostici come la radiografia alla schiena o  
    la Spinometria, l'ultima frontiera della medicina diagnostica non invasiva, che permette di avere una panoramica  accurata e veloce della colonna senza l'utilizzo dei raggi ionizzanti x. 


    Da una recente ricerca dell’Isico (Istituto Scientifico Italiano Colonna Vertebrale), emerge che anche uno tra gli sport più` consigliati per trattamento della scoliosi negli ultimi vent’anni e` un falso mito. Stiamo parlando del nuoto che non cura la scoliosi, anzi in molti casi può addirittura rivelarsi negativo e indurre mal di schiena! Il nuoto induce ad un collasso della schiena quindi non solo non e` terapeutico ma a livello posturale risulta essere anche dannoso se ovviamente praticato a livello agonistico.

    Un’altro mito che andiamo a sfatare da altre ricerche e` che sport asimmetrici tipo il tennis, invece, inducano o peggiorino la scoliosi.

    L’ideale e` scegliere uno sport tenendo presente che attività` mobilitanti della colonna (come ginnastica artistica e ritmica, ad esempio) ci mettono più a rischio, soprattutto in casi di predisposizione naturale, mentre sport in carico (come la corsa) contribuiscono a rinforzarla perché ci costringono a vincere la forza di gravità.



    In sostanza: il peso dello zaino non gioca nessun ruolo nell’insorgere di patologie della colonna. Quest’ultimo, anche se portato in modo da sbilanciare il peso in una spalla sola, se trasportato in media per mezz’ora al giorno, non sarebbe in grado di causare danni come deformità` alla colonna. Nemmeno le posture scorrette sono sono determinati ma posso essere un incipit ad atteggiamenti scoliotici, che cessano con l’eliminazione della posizione dannosa.

    Bisogna comunque considerare che maggiore e` il tempo in cui lo zaino viene portato in spalla e maggiori sono le possibilità di soffrire di dolori alla colonna o più` genericamente alla schiena. Non e` determinante scegliere tra trolley e zaino mentre e` importante che il peso dei libri non superi il 10% del peso corporeo.


    Paola Gentile 

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  • 02/05/2017 - Paola GENTILE 0 Commenti
    Eventi Centro Ortopedico Aliotta

    Da molto anni ormai, il Centro Ortopedico Aliotta promuove la formazione, organizzando  congressi ECM. 

    Qui a seguito trovare il calendario degli  eventi a cui potrete partecipare.

    Per informazione contattaci: 

    aliotta.marketing@gmail.com - manuelealiotta@gmail.com  

    0933823586 - 0933936221

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  • Gomito del tennista
    24/04/2017 - PAOLA GENTILE 0 Commenti
    Epicondilite Laterale o Gomito del Tennista: Diagnosi e terapia per alleviare il dolore

    L’Epicondilite Laterale altro non e` che un'infiammazione dei tendini che collegano i muscoli dell’avambraccio alla parte più esterna del gomito. Chiamato anche epicondilo laterale, questa patologia e` anche nota come ‘’gomito del tennista’’ in quanto il tennis espone le strutture muscolari scheletriche a maggior tensione. Questa e` spesso determinata da un sovraccarico funzionale ovvero da un uso (o abuso) in maniera continuativa del gomito ed e` appunto tipica in soggetti che a causa di particolari attività sportive o professionali, ripetono in maniera costante determinati movimenti. E` stato inoltre dimostrato che micortraumi o un danno diretto dell'epicondilo laterale, come un'eccessiva estensione dell'avambraccio o un movimento scorretto, causano più della metà di queste lesioni.

    Si evince dunque che il gomito del tennista e` causato da un infiammazione a carico dei muscoli e dei tendini che si inseriscono nel gomito e che sono responsabili dell’estensione del polso o della mano. Il dolore inizia associato soltanto ai tendini soprattutto in fase di estensione del polso contro una resistenza e incrementa se le attività richiedono il coinvolgimento dei muscoli. Abusarne nel tempo può portare all’irradiazione del dolore lungo l’avambraccio per poi persistere anche a riposo, determinando la progressiva riduzione nella funzionalità della mano, del polso e del gomito.
    L’epicondilite laterale può quindi insorgere in seguito di qualsiasi attività ripetuta che coinvolga la torsione o l’estensione del polso, l'abuso dei muscoli dell’avambraccio oppure il sollevamento pesi. 


    Le attività che possono causare il gomito del tennista sono:

    • Sport con racchetta, come tennis, badminton e squash;
    • Sport da lancio, come il giavellotto o il disco;
    • Altri sport: golf e scherma;
    • Attività professionali che comportano movimenti ripetitivi delle mani e del polso: idraulico, muratore, carpentiere, macellai, cuochi, falegnami sarti e pittori;
    • Altre attività che sollecitano intensamente gomito e polso, come suonare il violino o utilizzare cesoie durante il giardinaggio.

    Questa patologia può insorgere in un periodo compreso tra i 30 ed i 50 anni di eta` , anche se ciò non esclude che chiunque può essere colpito dal gomito del tennista qualora vi sia l’esposizione ai fattori di rischio come:

    • Alcune attività sportive. Svolgere sport con la racchetta aumenta il rischio di sviluppare il gomito del tennista, soprattutto se si gioca per la prima volta, con una tecnica scarsa o con attrezzatura non adeguata (racchetta con le corde troppo tese o dal manico troppo corto) e muscoli della spalla e del polso poco allenati.
    • Attività lavorative o ricreative. Persone che svolgono lavori che comportano movimenti ripetitivi del polso e del braccio hanno più probabilità di sviluppare il gomito del tennista.

    SAPER RICONOSCERE I SINTOMI
    In gran parte dei casi il dolore inizia con lieve intensità ma gradualmente peggiora nel corso di settimane o mesi. Non esiste una specifica lesione legata all’esordio di questa patologia.

    Solitamente i sintomi del gomito del tennista si manifestano a seguito di:

    • Rigidità mattutina del gomito
    • Dolore e gonfiore localizzati sulla parte esterna del gomito, in corrispondenza dell'epicondilo laterale;
    • Dolore nella parte esterna dell'avambraccio, appena sotto il gomito (in corrispondenza dei muscoli epicondilei che si innestano sull'epicondilo laterale). Il dolore può anche irradiarsi lungo l'avambraccio verso il polso e nella parte posteriore della mano;
    • Peggioramento del dolore con i movimenti del polso, in particolare con l'estensione e i movimenti di sollevamento;
    • Forza nella presa debole e dolorosa, anche mentre si stringono tra le mani piccoli oggetti, relativamente pesanti;

    I momenti in cui possiamo registrare un picco più alto di dolore, e` quando vengono compiuti movimenti di torsione come quando si gira una maniglia della porta o si apre un barattolo. E` generalmente colpito il braccio dominante ma cioè non toglie, che entrambi gli arti possono essere soggetti a questa patologia. Il dolore può  oscillare da una lieve o grave intensità e può essere avvertito anche stando a riposo. Di solito, ha una durata dai sei mesi ai due anni, tuttavia gran parte delle persone colpite registra una ripresa entro un anno.
    LA DIAGNOSI
    Bisogna innanzitutto analizzare i comportamenti a rischio e dunque evitare se possibile di compiere attività faticose fino al miglioramento dei sintomi. Se pero` il dolore al gomito persiste, bisognerà consultare un medico. Nel formulare una diagnosi accurata, devono essere presi in considerazione diversi fattori includendo l’entità dei sintomi sviluppati e i fattori di rischio professionali o per lo svolgimento di particolari attività`sportive. Il paziente dunque deve riportare la posizione esatta in cui e` localizzato il dolore nel braccio, se si e` verificato qualche episodio traumatico o se affetti da patologie concomitanti (e.g. artrite, neuriti o altre condizioni reumatiche o artrosiche del gomito.)

    TERAPIA CONSERVATIVA
    Il gomito del tennista in quanto condizione autolimitante tende alla guarigione spontanea con il riposo. Tuttavia il dolore può` durare diverse settimane o addirittura mesi perciò` e` consigliato, nei casi più` gravi, combinare la fisioterapia con l’utilizzo di un tutore che permetta di alleviare il dolore e favorire il normale svolgimento delle attività` quotiate come ad esempio il bracciale per epicondilite con un cuscinetto di compressione che immobilizza i tendini in modo da eliminare il dolore dell’infiammazione.



    Post a cura di Paola Gentile

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  • Neuroma di Morton
    18/04/2017 - PAOLA GENTILE 0 Commenti
    Neuroma di Morton: Cause e Trattamento

    Il neuroma di Morton, e` una condizione molto dolorosa che colpisce uno dei nervi del piede. Questo può` manifestarsi con bruciore, formicolio o intorpidimento di alcune aree del piede. Le cause più` comuni che possono portare al manifestarsi di questo neuroma sono l’utilizzo di scarpe strette o col tacco, ma soprattuto un ruolo chiave gioca la predisposizione genetica. Per il trattamento e` prevista una terapia conservativa e , in casi estremi, una terapia chirurgica.

    Il neuroma di Morton e` una patologia che colpisce uno dei nervi sensitivi interdigitali del piede ovvero quei nervi che affiancano le ossa metatarsali e raggiungono le dita dei piedi. Si tratta infatti di una fibrosi che si presenta come un ispessimento,  in alcuni casi sensibile al tatto , a carico del tessuto nervoso che circonda il nervo sensitivo interdigitale interessato.
    Il nervo più` colpito e` quello posto tra il terzo e il quarto metatarso ma , seppur meno presente, anche la fibrosi del secondo e terzo metatarso e` abbastanza comune.
    Questo tipo di neuroma può` insorgere a qualunque eta` ma colpisce prevalentemente individui trai 40 e 50 anni, maggiormente di sesso femminile.

    LE CAUSE

    Non vi e` una precisa causa che determina il Neuroma di Morton.
    Vi sono diverse ipotesi in merito ma la più` accreditata sostiene che la fibrosi derivi da uno stress meccanico equivalente ad uno sfregamento a carico del nervo interdigitale e alle ossa metatarsali ai suoi lati. Questo sfregamento, termina la formazione di tessuto cicatriziale che comprime il nervo stesso provocando dolore.

    Alcuni nervi sono più` soggetti a sviluppare il neuroma di Morton per ragioni anatomiche legate al piede umano. Lo spazio tra i metatarsi non e` costante ma varia in base al metatarso considerato. Dove i metatarsi sono più` vicini (ovvero III e IV e tra il II e III), si verifica maggiormente lo sfregamento tra il nervo e le ossa metatarsali che lo circondano. Quando questa caratteristica anatomica e` più` accentuata di conseguenza aumenta la predisposizione alla malattia.

    Alti fattori di rischio che predispongono al neuroma di Morton sono:

    • Scarpe col tacco alto: provocano uno stress eccessivo sulle punte dei piedi (ciò` spiega il motivo per i quale sono maggiormente colpite le donne)
    • Scarpe troppo stette: causano una compressione degli spazi tra i metatarsi dove risiedono i nervi compiendo maggiormente alcuni sportivi quali: alpinisti, calciatori o sciatori. 
    • Traumi o sollecitazioni ripetitive dovute alla pratica di sport come la corsa o la danza.
    • Deformità dei piedi come ad esempio piedi piatti, calli o dita a martello.

    I SINTOMI

    I principali sintomi di questo neuroma sono:



    • Dolore
    • Bruciore
    • Intorpidimento
    • Formicolio

    Questi sintomi si avvertono sia in movimento che a riposo. La loro comparsa varia  da paziente a paziente: infatti in qualcuno assumono l’aspetto di disturbi cronici, in qualcun’altro compaiono in modo transitorio. Il segnale più` indicativo di questa patologia e` l’indurre il paziente a togliersi le calzature e massaggiare la zona dolente.

    Dolore

    La sensazione di dolore, infatti,  e` generalmente avvertita nella zona dell’avanpiede e nelle dita. È facile intuire il nervo interdigitale interessato, poiché il dolore si concentra tra le due facce interne delle dita interessate. Per esempio, quando il neuroma si sviluppa tra terzo e quarto metatarso del piede destro, il paziente lamenta un disturbo doloroso nelle due regioni contrapposte del terzo e del quarto dito. 

    Bruciore

    È avvertito alla pianta del piede e può irradiarsi fino alle dita raggiunte dal nervo colpito da neuroma di Morton.La zona interessata è la stessa in cui si avverte dolore e bruciore.

    Intorpidimento e Formicolio

    Intorpidimento e formicolio possono accentuarsi se si indossano scarpe col tacco o scarpe troppo strette.


    Segno di Mulder

    È un clic, che il medico può avvertire praticando una compressione doppia e contemporanea in aree ben precise del piede. La prima, ai lati dei metatarsi dolenti, con una mano. La seconda, con l'altra mano, nella zona interdigitale, dove è percepito il dolore.

    TERAPIA

    La terapia del neuroma di Morton può` essere di tipo conservativo o in casi più` gravi di tipo chirurgico.
    La terapia conservativa mira a risolvere il problema nel modo meno invasivo possibile.

    Essa consiste in:



    • Uso di plantari specifici
    • Iniezione di cortisone
    • Fisioterapia

    I PLANTARI

    I plantari son di fatti su misura del paziente. Questi vengono posizionati in corrispondenza dell’avanpiede, all’interno della calzatura. La loro funzione e` quella di diminuire la compressione della zona dove si e` formata la fibrosi di aumtare lo spazio tra le ossa metatarsi.

    PREVENZIONE

    La prognosi del neuroma di Morton varia da paziente a paziente. Pertanto, è opportuno fare alcune premesse. Innanzitutto, l'anatomia del piede di ciascun individuo gioca un ruolo fondamentale sulle risposte alle terapie conservative e chirurgiche. In secondo luogo, è molto importante non indossare più scarpe che comprimano i nervi interdigitali. Quest'ultimo accorgimento è una misura sia terapeutica che preventiva.


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    Paola Gentile

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  • 14/04/2017 - Paola Gentile 0 Commenti
    Auguri di Buona Pasqua

    Il Centro Ortopedico Aliotta e` lieto di porvi i più` sentititi auguri di una buona e serena Pasqua. 



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    Paola Gentile

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  • Piede piede in eta`pediatrica
    12/04/2017 - Paola Gentile 0 Commenti
    Piede Piatto in eta` pediatrica

    L’EVOLUZIONE DEL PIEDE DEL BAMBINO


    Tutti nasciamo con il piede piatto!

    Questo e` una base di appoggio piu` ampia quando impariamo a camminare ed dunque considerabile un vantaggio evolutivo e non una disfunzione! In età poi compresa tra gli 8 e i 12 anni, il piede progressivamente assumerà l’aspetto di un normale piede fisiologico dell’adulto.

    L’età piu` idonea per una vera e propria valutazione ortopedica del piede è tra i 6 e gli 8 anni.

    Ci sono pero` dei casi in cui si verifica la necessita` di diagnosi precoci come ad esempio, bambini con deformità dei piedi evidenti alla nascita. Queste patologie possono essere raggruppate sotto il nome di piede torto e ad oggi la medicina ha fatto passi da gigante nell’identificazione e nel trattamento.

    SINTOMI DEL PIEDE PIATTO DEL BAMBINO

    Il piede piatto nel bambino il piu` delle volte e` asintomatico e spesso la ragione delle visite e` legata a patologie concomitanti.

    Vi sono pero` alcuni lievi segnali spesso correlabili al piede piatto, che possono essere: affaticamento, crampi, episodica zoppia. Raramente il bambino puo` lamentare dolore all’interno dell’arco del piede, che può essere indice di sofferenza del tendine tibiale posteriore.

    In alcuni casi il piede piatto può portare all’insorgenza di deformità dando vita al così detto “alluce valgo giovanile”.

    DIAGNOSI DEL PIEDE PIATTO DEL BAMBINO

    Il momento idoneo quindi, come gia` anticipato, è tra i 6 e gli 8 anni per una prima valutazione del piede

    Osservare l’usura delle scarpine e vederlo camminare , dialogare con il bimbo e i suoi genitori, sono le quattro testimonianze necessarie a diagnosticare una sindrome pronatoria (piede piatto).

    Bisognerà` quindi appurare concretamente le eventuali disfunzioni del piede e quindi eventuali problematiche di deambulazione, perciò diventa opportuno eseguire dei test per valutare la d’appoggio del piede. Soprattuto per un target cosi` sensibile, consigliamo di eseguire test di diagnostica non invasiva come ad esempio l’Esame Baropodometrico un test fornisce informazioni sulle pressioni che vengono scambiate tra la superficie di appoggio del piede ed il terreno valutando in modo approfondito la modalità di esecuzione del passo ed eventuali alterazioni della deambulazione. I risultati di questo esame possono fornire al medico curante informazioni importanti per l’identificazione di queste frequenti patologie. L’esame Baropodometrico può essere effettuato a piedi nudi, per valutare eventuali patologie e individuare le zone di sovraccarico; con le scarpe, per verificare la congruità della correzione dell'ortesi plantare. Le rilevazioni e le misurazioni raccolte durante l’esame vengono stampate con fotografie a colori in cui viene fatta una analisi dei valori pressori in automatico e il confronto dei parametri di normalità.

    I PLANTARI, IL TRATTAMENTO CONSERVATIVO

    I plantari hanno un ruolo chiave in questo caso, in quanto fungono sia come sostegno della volta che come correzione, evitando l’insorgenza di dolori articolari alle caviglie o alle ginocchia.


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    Paola Gentile

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  • Congresso Incidenza e trattamento dei crolli vertebrali, Caltagirone
    07/04/2017 - Paola 0 Commenti
    Nuovo congresso

    Il Centro Ortopedico Aliotta e` lieto di invitarvi al Congresso ''Incidenza e trattamento delle fratture e dei crolli vertebrali'' che si terra` giorno 13 Maggio 2017 , Hotel Villa San Mauro, Caltagirone. Il Congresso rilascerà` n 5 crediti ECM e il numero massimo dei partecipanti e` 60. Nell'allegato troverete la scheda di iscrizione da poter compilare ed inviare al Fax riportato sullo stessa. Per qualsiasi informazione, non esistete a contattarci!



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    Paola Gentile

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  • 06/03/2017 0 Commenti
    Benvenuti da Centro Ortopedico Aliotta

    Siamo online con il nostro Blog Centro ortopedico Gela Centro Ortopedico Aliotta dedicato ai nostri clienti fedeli e a tutti coloro che navigando entreranno in contatto con noi. Aprire un blog interamente dedicato alla nostra azienda, rappresenta l’inizio di una nuova avventura, nella quale mettere a disposizione tutte le nostre conoscenze ma soprattutto ci offre l’opportunità di raggiungere chi non ci conosce, chi può trovare nella nostra realtà un interessante novità da scoprire.


    Il nostro obiettivo è quello di raccontare il meglio della nostra azienda, offrire maggiori informazioni sui nostri servizi e rispondere ai commenti e alle richieste degli utenti web. Non esitate quindi a contattarci o richiedere approfondimenti, cercheremo di soddisfare al meglio e in tempi brevi le vostre richieste. Scorrendo fra le pagine del nostro sito troverete informazioni utili sulla nostra attività, le immagini della nostra location e gli indirizzi utili per raggiungerci via email, telefono o in sede. Tutto lo staff di Centro Ortopedico Aliotta vi augura quindi una buona lettura.
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