INCLUDING DIVERSITY, il futuro della moda è la diversità

Inclusione, diversità, equità, ma anche fluidità e adaptiveness. Sono queste alcune delle più importanti sfide che il mondo della moda deve affrontare nel prossimo futuro, un cambiamento lungo e radicale che richiede un’importante assunzione di responsabilità da parte di tutta l’industria.

“La moda ha il fascino dell’inizio e della fine insieme, il fascino della novità e nello stesso tempo della caducità”, scriveva il sociologo tedesco George Simmel nel 1895. La moda crea modelli e su di essi costruisce scale valoriali, definisce cioè le categorie estetiche ed etiche cui ambire, a cui guardare e su cui conformarsi. Ma la moda è per sua natura anche una forza distruttiva, dissacrante, polemica, in grado di sostituire lo standard con la rivoluzione, di anticipare e imporre il cambiamento. O almeno così dovrebbe essere.

Per questo, è chiamata oggi ad agire per migliorare concretamente e su più livelli d’azione le sue politiche di Diversity, Equity & Inclusion.

In Italia, nel dicembre 2019, la Camera della Moda Italiana, l’Associazione senza scopo di lucro che disciplina e promuove lo sviluppo della Moda Italiana, ha approvato il Manifesto della diversità e dell’inclusione proprio in risposta a quella che potremmo definire come un’urgenza socioculturale.

I principi elencati nel Manifesto riguardano, da una parte, il rapporto dell’Industria con il mondo esterno, la società civile e gli stakeholder, dall’altra, la cultura aziendale, con le politiche di assunzione e la formazione di dipendenti e collaboratori. Entrambe queste dimensioni vanno considerate come cartine al tornasole dell’impegno e della volontà dei marchi di promuovere e stimolare la creazione di un nuovo paradigma culturale capace di sostenere e accogliere l’unicità e, di contro, di riconoscere e combattere ogni forma di discriminazione.

L’inclusione e la diversità, si legge nel Manifesto, vanno considerati come asset in grado di creare straordinarie opportunità di business, una cultura aziendale inclusiva, infatti, attrae nuovi talenti e migliora le relazioni con clienti e partner. Senza dimenticare che la moda è per sua natura incline alla differenza e all’estraneità, “la moda ascolta” culture ed esperienze di vita lontane e spesso ai margini.

I brand di moda hanno il potere di creare nuove tendenze e guidare verso un cambiamento positivo. Un’azienda può definire nuovi obiettivi, cambiare i modi di pensare, ampliare le prospettive e ispirare un mondo in continuo cambiamento. Ciò che conferisce alla moda un così forte impatto è la sua capacità di innovare e creare

In un mercato del lavoro e in un mondo in continua evoluzione, il successo dei brand dipenderà dalle strategie di talent acquisition, dalla capacità di individuare i talenti migliori, guardando oltre gli stereotipi e il già noto, imparando a considerare la diversità culturale, ma anche quella fisica, pensiamo alla neurodivergenza, come l’unica vera value proposition in grado di resistere alle disruption e alle crisi. La chiave è imparare a praticare l’inclusività in maniera proattiva, non come una casella da spuntare, come un have-to-do, ma piuttosto come un’eredità da coltivare e custodire per domani.

FONTE: MORNINGFUTURE.COM

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