PIEDE PIATTO NEL BAMBINO: cosa fare e come riconoscerlo

Tutti i neonati nascono con piedi piatti, un normale aspetto del loro sviluppo fisico. Nel corso della fase di accrescimento il bambino, mentre sta imparando a camminare, ha bisogno di una base di appoggio più ampia, pertanto in questa fase il piede piatto offre un vantaggio e non è da considerare patologico.

Solitamente, entro l’età di 8-12 anni, l’arco del piede si sviluppa naturalmente, assumendo la sua forma curva caratteristica con la crescita del bambino.

Cosa si intende con il termine “piede piatto”?

Il nostro piede presenta, sul bordo interno, una zona rialzata che prende il nome di “volta plantare mediale” o “volta longitudinale interna”. In situazione di normalità, questa parte non appoggia al suolo, ma ha la forma di un arco che permette la corretta distribuzione del peso del corpo sul piede.
Per piede piatto si intende una malformazione anatomica caratterizzata da un evidente appianamento, totale o parziale, della volta plantare mediale. Conosciuta anche come “Sindrome Pronatoria”, questa patologia è associata al valgismo del retro piede, o “piede piatto valgo”. In questo caso il calcagno, osservato da dietro nel soggetto in piedi, è rivolto verso l’esterno. Talvolta, si può accompagnare a un avampiede abdotto, cioè rivolto verso l’esterno, e a brevità del tendine d’Achille.

Quali sono i sintomi?

In genere, la presenza di piedi piatti non è associata a sintomi particolari. Più comunemente i pazienti lamentano un senso di pesantezza o di facile affaticamento nel compiere i gesti quotidiani. L’alterazione del corretto appoggio a terra del piede e, conseguentemente, la diversa distribuzione del peso sulla pianta, può però essere causa di dolore ai piedi, caviglie, ginocchia, sviluppo di patologie secondarie, della caviglia, iperpronazione (eccessiva rotazione del piede verso l’interno) e problemi posturali.

A che età il piede diventa “adulto”?

Nella prima fase della deambulazione, dai 10 mesi di vita fino ai 3-4 anni, il bambino ha un valgismo di 12-15 gradi, che poi si stabilizzerà a 5-7 gradi solo dopo i 5-6 anni. Fino ad allora si possono osservare casi di bambini che camminano appoggiando i piedi intraruotati o in punta, ma quasi sempre si tratta di fenomeni transitori destinati ad evolvere favorevolmente nel corso dell’accrescimento. Tra gli 8 e i 12 anni il piede inizia progressivamente ad assumere l’aspetto del piede dell’adulto. A partire da quell’età, è possibile stabilire se il bambino avrà il piede piatto anche una volta giunto a fine crescita.

Quando è necessaria una visita specialistica per il piede piatto nei bambini?

La conformazione plantare è destinata a cambiare nel corso dello sviluppo fisiologico. È importante, per i piccoli pazienti, effettuare una prima visita ortopedica di controllo intorno ai 6 anni di età per accertarsi che il bambino appoggi correttamente i piedi durante la deambulazione e verificare che non vi sia la presenza di una vera e propria patologia.

Come si cura il piede piatto del bambino?

Se durante la prima visita di controllo viene posta diagnosi di Sindrome Pronatoria associata a piede piatto valgo, si può suggerire l’adozione di scarpe, comunemente presenti sul mercato, che prevedono un inserto plantare standard. In casi più severi, è necessario l’utilizzo dei plantari personalizzati, realizzati sull’impronta dei piedi da un tecnico ortopedico qualificato. Sappiamo, però, che i plantari o le calzature rigide sono in grado di alleviare i disturbi, ma non modificano lo sviluppo dell’arco del piede sul quale si può intervenire solo chirurgicamente.

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